sabato 13 marzo 2010

Io e te...


Amore mio, posso chiamarti amore?
Sono tornata a casa e sento ancora in me la tua presenza. Mi ripeto le parole che ci siamo dette come un balsamo capace di cancellare tutte le mie ferite.
Sento sulla pelle il tuo odore mescolato con quello del mare e sulle labbra il tuo sapore unito a quello salato della salsedine.
Mi sembra di essere nata solo oggi e solo oggi di aver scoperto cosa significa essere viva.
Eppure non posso come i neonati restare immobile a godere del piacere che provo nel respirare e guardare, nel toccare e assaporare. Ci sono mille cose che devo fare: preparare il trasloco, andare a firmare il contratto per il nuovo studio, parlare con l’avvocato per definire il divorzio, chiamare per disdire quest’appartamento. Di sottofondo a ogni gesto e a ogni parola però ci sei tu: i tuoi occhi, la tua bocca, le tue carezze.
Grazie di esistere e di aver preso la mia mano nella tua.

Il giudizio degli altri...


Ho aperto la mia mail e ogni incanto si è spezzato. Mi sono sentita schiaffeggiata dalle parole. Improvvisamente mi sono ritrovata nuda davanti allo sguardo giudicante degli altri come una ricercata, finalmente catturata e in procinto di essere giustiziata.
Leggo e rileggo le parole della petizione e mi chiedo se è vero, se la follia umana possa essere tanto grande. In Uganda stanno per approvare una legge che condanna a morte gli omosessuali e in novanta paesi al mondo amare una persona del proprio sesso è un reato condannato con la reclusione e in alcuni casi con la pena di morte.
Perché?
Perché un gesto così intimo e privato che appartiene solo a chi lo vive nel suo cuore e nel suo corpo deve essere giudicato da una legge? Condannato come immorale, punito?
Chi c’era con noi su quella spiaggia? La libertà di chi abbiamo violato e la moralità di chi abbiamo offeso?
Perché Lucia?
Il mio cuore trema e le lacrime scendono a bagnare la tastiera.
Dovrò perdere tutto, solo perché ti amo?
Sarò allontanata e rifiutata? Le mie amiche mi vedranno come un animale in agguato per saltargli addosso? Mia sorella mi negherà di prendermi cura di Francesca?
Perché?
Ciò che c’è tra noi, non riguarda nessun altro. È la gioia che scorre attraverso i nostri corpi quando siamo vicine, è il piacere di accarezzarci e baciarci, è il desiderio di bere l’una della dolcezza delle parole dell’altra…
Cosa c’è di pubblico in tutto questo?
Viviamo davvero in un mondo, dove è proibito persino amare?
Come possiamo considerarci liberi?
Che cosa penseranno gli altri di noi?
Perderò i miei pazienti?
Il giudizio che sento nell’aria che leggo tra le righe di mille articoli che parlano d’intolleranza e di condanna di comportamenti sessuali innaturali, mi entra dentro e mi priva della mia integrità di essere umano.
Mi sentivo rinata dopo il nostro incontro e adesso mi sento lacerata tra il mio amore per te e il mio bisogno di approvazione da parte del mondo.
Che cosa devo fare? Avrò il tuo coraggio di camminare a testa alta e di dichiarare me stessa?
In questo momento voglio solo spegnere la luce e nascondermi sotto le coperte, bere le mie lacrime e cercare la forza per non lasciare andare la tua mano, malgrado la paura e la vergogna che sento dentro nel pensare di vivere il nostro amore alla luce del sole.

domenica 7 marzo 2010

Nell'attesa di essere con te...



Aspetto di passarti a prendere per andare sulla spiaggia. Ti ho detto le tre e ora avrei voluto averti detto le due, l’una, adesso. Mi tremano le mani all’idea di salire in macchina e guidare fino a casa tua, mi trema il cuore al pensiero di vederti seduta accanto a me, per la prima volta senza nessuna scusa e solo perché abbiamo deciso di stare insieme.
Ti penso e vorrei essere già con te, eppure ho paura.
Non ci siamo ancora viste e già mi accorgo di averti raccontato la prima bugia.
Adoro il mare d’inverno, la spiaggia vuota, il colore intenso dell’acqua che riflette il cielo, il freddo delle onde che mi lambiscono i piedi mentre cammino sola sul bagnasciuga respirando un profumo che è insieme passato e futuro. Non è per questo però che ti ho chiesto di venire sulla spiaggia.
Ho scelto semplicemente e vigliaccamente un luogo, dove potevamo essere lontano da occhi indiscreti e da parole taglienti.
Ti rendi conto con chi stai per uscire?
Ho sempre giudicato il timore di Marco per i giudizi degli altri. Ho odiato quando mi diceva: “Per favore vedi di essere presentabile stasera, c’è anche il direttore e io voglio poter essere orgoglioso di mia moglie.” Odiavo la sua formalità senza sostanza. Eppure adesso vorrei poter scappare con te dall’altra parte del mondo, dove nessuno ci conosce, dove nessuno sa i nostri nomi.
Forse anche lì non ci sarebbe differenza, saremmo comunque diverse nel nostro desiderio l’una dell’altra. Saremmo comunque allontanate e giudicate, bandite da una società, dove tutto è definito anche quello che devono provare i nostri cuori.
C’è davvero il male in ciò che provo per te? Nel mio desiderio di parlarti e ascoltarti, nella mia voglia di toccarti e di baciare le tue labbra piccole e rosse?
Perché devo vergognarmi? A chi tolgo qualcosa nel farlo? Chi offendo?
L’amore che provo per te mi rende una sorella meno amorevole? Una zia meno presente? Un’amica meno fidata? Una terapeuta meno attenta e competente?
Ci provo Lucia, a ogni respiro tento di convincermi che non è così, che sono ancora io, che anzi forse è la prima volta che sono davvero me stessa.
Con te e per te o forse grazie a te.
Nel silenzio dei nostri incontri i tuoi occhi mi hanno parlato e la stretta della tua mano mi ha detto che tu eri lì per me e solo per me, come mai nessun altro prima di te.
Ecco le lancette corrono adesso e io devo rimettere insieme i pensieri e il cuore, cambiarmi e salire in macchina per venire da te. Qualsiasi cosa succeda, so che questo viaggio mi sta portando nel posto giusto, perché non potrei essere altrove che con te.