
Quante volte nella mia vita ho detto: “Ti amo…”.
Tante, forse troppe.
Ho promesso a Virginia di non svelare niente della mia storia prima che lo abbia fatto lei attraverso le carte, ma è difficile per me parlare di qualcosa di diverso dal pensiero che come un tarlo è entrato nella mia mente.
Quel pensiero ha due occhi celesti e profondi e una bocca piccola e carnosa, la carnagione chiara e una risata che sembra il tintinnare di tanti campanelli.
Non riesco a togliermelo dalla testa o forse è il mio cuore a non volerlo lasciar andare.
Quel pensiero ha un nome che dentro di me si ripete senza sosta e chiede di essere urlato al mondo.
Quel pensiero è un sorriso da guardare in silenzio, una voce carezzevole da ascoltare e una mano che vorrei che stringesse la mia.
Non posso mancare alla mia promessa…
Posso raccontarvi però, di altri due occhi che hanno fatto vibrare il mio cuore della stessa misteriosa e magica energia. Gli occhi di Luigi.
Era una sera d’estate.
Un’amica mi aveva invitato a una festa sulla spiaggia per il compleanno di sua sorella.
Avevo diciannove anni.
Il liceo era finito e la vita mi spalancava le porte di un futuro tutto da costruire e da sognare.
Una nuova realtà mi aspettava e dentro di me l’emozione lottava con la paura.
Quella sera però, c’erano solo il crepitare delle fiamme del falò, le risate e la musica.
Non conoscevo quasi nessuno e la mia timidezza mi spinse presto a sedermi in disparte a guardare il mare.
Il rumore delle onde si mescolava alla musica e l’acqua sembrava chiamare il mio nome.
Mi allontanai dall’isola di luce creata dal fuoco e mi spogliai.
L’acqua mi accolse come un freddo abbraccio e mi provocò un brivido lungo la schiena.
Il cielo si rifletteva sulla superficie cupa e io m’immersi tra le stelle.
Quando tornai a riva, un ragazzo mi si avvicinò porgendomi un asciugamano.
Iniziammo a parlare di niente: della temperatura dell’acqua, della bellezza del fuoco, della musica e delle stelle, ma di quel niente il mio cuore si nutriva e avrei voluto solo che quella notte non lasciasse mai il passo al nuovo giorno.
Ci salutammo così come c’eravamo incontrati senza nemmeno dirci i nostri nomi.
Sola nel mio letto piansi per la gioia di quell’incontro e per la sua ingiusta brevità, ma il destino non ci lascia mai soli, anche se troppo spesso dubitiamo della sorte.
Dopo una settimana, lo incontrai di nuovo.
Cosa vi posso dire di più? Era il primo amore e dentro di me avevo deciso che doveva essere l’ultimo.
Bevemmo l’uno le parole dell’altra, scoprimmo i nostri corpi, ci nutrimmo di sogni condivisi, respirammo la stessa aria e ci giurammo che non ci saremmo mai separati.
Non eravamo la coppia perfetta, io troppo timida e introversa, lui estroverso e volitivo, ma ci amavamo e questo ci bastava.
Dopo il matrimonio però, la sua gelosia crebbe fino a divenire una gabbia dorata.
Tutto divenne un problema: il mio lavoro, le mie amiche, perfino il rapporto con mia sorella.
Ogni mia parola, ogni mia risata, ogni mia confidenza, ogni mia carezza doveva essere per lui.
Io ero sua.
Modellai me stessa per essere la moglie di Luigi.
Rinunciai alle amiche, feci in modo di avere solo donne come pazienti, limitai i contatti con la mia famiglia e mi offrii a lui completamente.
Quando finalmente fui solo sua, mi accorsi che nei suoi occhi non c’era più la luce speciale di quella prima notte e non sentii più dalle sue labbra parole d’amore.
Adesso che ero sua, che avevo perso me stessa per essere sua, per lui non ero abbastanza.
È inutile che vi elenchi le critiche e le umiliazioni, che vi descriva la disperazione che mi soffocava mentre lo aspettavo nel letto da sola e lo vedevo tornare ubriaco con addosso un odore che non era il mio. Tutto questo è passato e lo voglio seppellire, anche se ci sono delle domande che in me non troveranno mai una risposta.
Dove è finita la luce che era nei suoi occhi?
Dove le promesse?
Dove quell’amore che dissetava le nostre anime?
Il tradimento è amaro come il fiele e mi chiedo quando potrò di nuovo sentire la dolcezza della fiducia.
Il pensiero che mi tortura è la speranza che quella fiducia possa rinascere e non abbandonarmi più.
È il timore di lasciarmi andare e affidare le mie fragili ali nuovamente al vento della vita.
Il pensiero che mi tiene sveglia la notte però, non è solo l’insicurezza di credere di nuovo nell’amore.
È il tremore che mi scuote nello scoprire in me un sentimento nuovo che non avrei mai immaginato di poter provare.
La mia piccola mente si arrovella con mille dubbi e giudizi di fronte all’ardore del mio cuore che ha trovato una nuova sorgente e vuole dissetarsi e dissetare.
Il mio amore mi fa paura.
Il mio amore mi sorprende e mi racconta di una Laura che non conoscevo e con la quale non so se sono capace di convivere.
Il mio amore sarà così forte da tenere la testa alta di fronte al mondo?


